La Varchiglia e il Corso di mezzo

Più e più volte, quasi all’infinito, mi sono arrampicata su per Corso Telesio, che divide e corre a metà e in mezzo, nella storica e vecchia città, di età e di aspetto. Un’opera al Teatro Rendano, una ricerca alla Bibblioteca Nazionale, una conferenza alla Casa delle Culture, una mostra al Museo del Fumetto. Foss’anche solo per una mera passeggiata tra mura acquarellate che stringono la volta del cielo e sampietrini che echeggiano di antiche carrozze e di lontani scalpitii.

Fra le tante, anche quelle con i compagni di sempre, due soste, anzi tre. La prima, d’obbligo, al Gran Caffè Renzelli per la Varchiglia, la seconda, in Villa Vecchia per mangiarla nelle ore delle chiacchiere più spensierate e la terza, ai Tredici Canali, per ridiscendere rinfrescati sul finire della mattinata. Tutt’ora, che risalgo e ridiscendo per il centro storico, si acquerellano quei giorni senza meta, mentre quel dolce medioevale continua a padroneggiare nella vetrina d’esposizione, che s’intravede attraverso le grandi porte di legno, d’ingresso del locale.

La Varchiglia alla monacale è di origine spagnola e divenne in uso in città durante questa dominazione. Di fatto, la preparavano le Carmelitane Scalze (ordine monastico spagnolo, e per queste detta alla monacale), nel convento ove si stabilirono, sul colle Triglio, in linea d’aria a uno sguardo poco distante dal Gran Caffè.

Nella lingua spagnola barquillo vuol dire cialda, mentre il termine barquilla indica barchetta. La Varchiglia racchiude in sé entrambi i significati nel suo guscio di frolla antica dalla forma ovale, che evoca nel nostro idioma la varca, ossia la barca. La storia tramandata, al limite della leggenda, racconta che siano state le giovani e nobili ragazze a imparare questo particolare dolce, in convento dalle monache, e che piano piano prese a diffondersi nei salotti buoni, diventando nello scorrere del tempo, tipico della città. Il Renzelli, ‘Locale Storico d’Italia’, che, nei suoi duecento anni di attività, ha visto I Fratelli Bandiera, Alfonso Rendano e ‘persino’ Dylan Dog passare di qua, situato ad angolo tra la Piazza dell’umanista Parrasio e il Corso del filosofo Telesio, ne ha fatto il proprio fiore all’occhiello, producendolo come quel tempo e quella storia hanno decretato.

La Varchiglia, inizialmente bianca dal ripieno di mandorle e zucchero, successivamente con l’importazione in Europa del cioccolato, accolse il cacao e vestì la glassa di fondente e, sia quella antica, propiziatrice, delle ricorrenze e delle feste, che quella scura, più moderna, dei pranzi e delle domeniche da secoli, come frutti augurali, continuano a pennellare i lieti momenti delle genti, non solo di Cosenza.

In abbinamento Marshal Zhukov’s – Vanilla Hazelnut del birrificio Cigar City. Una  Imperial Stout alla vaniglia e nocciole. Schiuma fine, abbondante, persistente, dai
riflessi marrone-caffè. Odori complessissimi di nocciola, cioccolato, liquirizia, vaniglia, amarasca, miele cotto, carruba, arancia e cuoio. In bocca piena, sinuosa, opulenta. Attacco dolce con un lieve finale amaro, rimane, alla fine, su tutti, la liquirizia e la ciliegia. Abbinamento con il dolce che non delude, fin dall’accostamento cromatico. Riescono a duettare benissimo insieme, con la loro struttura e aromaticità così importante. Finale da brivido con una persistenza di entrambi, che creano un sinfonia che non vorresti finisse mai

Un ringraziamento a Walter Romeo per le foto

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