Cuddrurieddri, panzerotti e vecchiareddre. Un M(a)st delle feste di Natale.

Dal 7 al 6 non ci siamo, siamo in ferie, ci diamo al ‘panza e crianza’. Inizia così il countdown, seduti a tavola da adesso, per alzarsi il prossimo anno. Dal sette dicembre sera, parte il ‘magna magna’ che dura fino al sei gennaio, dopo pranzo. Sarà un continuo stare insieme, unito al ‘che ci beviamo?’. Vigilia e giorno dell’Immacolata, vigilia e giorno di Natale con quello di Santo Stefano che accompagna, cenone e giorno di Capodanno, vigilia e giorno dell’Epifania, che tutte le feste si porta via.

I fritti la fanno da padroni, per il buon augurio, e per aprire l’appetito, perché quello come sempre vien mangiando. Alla vigilia dell’Immacolata, la ‘pasta cresciuta’ è la regina della casa, con il segno della croce sopra, per la buona creanza, che mentre la mano a coltello sprofonda, bisogna dire ‘benedica!’, altrimenti, tutta una popolazione di lieviti risvegliati, non viene attivata. Si copre con canovacci e coperte di lana, come se gli ambienti urbani fossero termo-regolati da un solo braciere, e vige l’imperativo: non toccare, non spostare, non scoprire, non guardare! Ma la curiosità, da ragazzini, è più forte di quattro no messi insieme.

Cuddrurieddripanzerotti vecchiareddre, mi ricordano l’odore del fumo dei caminetti, per le vie in paese. Appena in casa, ti avvolgevano più che una ‘manta’, l’odore del ceppo, per metà fuoco e per metà tizzone, e quello dell’olio della frittura bollente. Allora iniziava la festa, col primo cuddrurieddru per scaldamani, una corona, portata in trionfo, un morso fumante e via le scorribande, tra corridoi e stanze. Luoghi da respiro a fumetto, inesplorati, dimenticati, ricordati, nel tempo immutati.

L’altra sera, mi sono cimentata. Per la vigilia, ho impastato, formato e fritto, per la lunga tavola di piatti assaggia qui e assaggia là, e di bicchieri di birra chiusi da un dito di schiuma dal bel colore avorio, tra brindisi e sorrisi di parenti e amici. Ciò che era un mistero, tra formule magiche e dosi tramandate a manate, unità di misura di mia madre, ha aperto le danze accompagnato, dalla birra Mast di Maltonauta, una APA Citra Single Hop dai rinfrescanti sentori agrumati e note di malto ben equilibrate dall’amaro finale.

E mentre il cartello ideale dice ‘chiuso dal 7 al 6 per festeggiamenti’ un altro, più rassicurante e reale dice ‘aperto, accomodatevi, a favorire’. Passate quando volete, il cuddrurieddru (corona, cuddura, dal greco antico kollura), col buco a ciambella si perde nella notte dei tempi, coi broccoli di rape ripassati in padella, o immerso nello zucchero o nel miele; il panzerotto, ripieno con sugo e caciocavallo filante; le vecchiareddre (ripiene col filetto d’acciuga, come tradizione cosentina vuole), vuote da spaccare e farcire al momento, vi aspettano. Termosifoni, cappa semi-industriale e ‘Maltonauta’ annessi.

Cheers e buone feste a tutti!

 

 

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