Zuppetta di piselli dec…

Con l’arrivo della prima pioggia, si percepisce nell’aria l’odore di funghi misto cemento-prato-asfalto bagnato, caratteristico del terreno, strade e marciapiedi coi rigoli d’acqua appena precipitata, aridi da troppo tempo. Un sentore che mi rimane nel naso e non mi dispiace. Rientrati dalla schnauzer passeggiata, bagnati loro e infreddolita io, è la buona occasione per una zuppetta, per quanto semplice, nutriente, gustosa. Continue “Zuppetta di piselli dec…”

Patane ‘mbacchiuse

Con l’arrivo di settembre si cavano le patate della Sila. I miei amici, che le coltivano senza aggiunta di nulla, se non della terra dell’altopiano, dell’acqua piovana e del tempo che scorre, ne producono una piccola quantità per se e per quei pochi che riescono a prenotarle per tempo, ed è ciò che mi premuro di fare anche io da un settembre all’altro.

Le patane ‘mbacchiuse sono una fra le ricette della cucina tradizionale cosentina, facili da preparare e molto gustose da mangiare, dove ognuno se la suona e se la canta nella propria discendenza familiare, migliore, ovviamente, di tutte le altre. Proprio per questo motivo, il solo consiglio che mi sento di dare è di prepararle quando si ha anche altro da fare, perché come viene quasi dimenticato il tubero a dimora, anche le patane da ‘mbacchiare possono essere quasi dimenticate in padella. Continue “Patane ‘mbacchiuse”

Pane di Jermano
e Madiba Whisky Casked di Lariano

Il cereale Jermanu è stato introdotto, all’incirca nell’anno mille, dai Germani che trovarono un ambiente ideale per la diffusione del frumento sull’altopiano dell’Aspromonte di Canolo (provincia di Reggio Calabria). Dall’essiccazione al sole dei chicchi che vengono poi macinati, impastati con acqua, sale e lievito madre nasce un pane bruno, dal profumo acidulo, di castagne, di nocciole e dal gusto deciso. Pane molto idratato e compatto.

Nel paese di Canolo la panificazione è un’attività frequentissima, tanto che esistono dei forni comunali a disposizione dei cittadini.

Con cosa accompagnarlo in un tiepido pomeriggio di aprile? A disposizione ci sono fave, piselli, una Tuma del Fen, pomodori secchi e qualche noce .

Si, ma da bere? Il pensiero è andato subito ad una birra scura e dal sapore strong: qualche tempo fa, a Vibo Valentia, in collaborazione con Whisky Club Italia abbiamo avuto l’opportunità di bere, a conclusione di serata, una bottiglia molto speciale del birrificio Lariano: la Madiba Casked. Porter di 4.5 gradi affinata in una botte di whisky di Arran per tre mesi, grazie a Claudio Riva, di Whisky Club Italia, che procurò il prezioso contenitore. La birra ci fu mandata in anteprima dal birraio Emanuele Longo, tant’è che riportava, l’etichetta della birra ‘originaria’, per non inviarla ‘nuda’. Quello che mi rimase in testa fu la piacevole sorpresa di Claudio nel trovare, riassangiandola insieme a me, un cambiamento della birra dopo non molto tempo dal precedente assaggio. Allora la mia idea fu di portarne una bottiglia a casa e dimenticarmela. E così è stato, fino a quando non ho avuto l’opportunità di tagliare qualche bella fetta di pane Jermanu. Continue “Pane di Jermano
e Madiba Whisky Casked di Lariano”

False carbonara

Io e la carbonara abbiamo spesso litigato. Si andava da ragazzi a mangiarla in un fast food, a discapito di un panino, perché là veniva servita abbondante e cremosa.

Proprio come non riusciva quando la cucinavi a casa, che se non eri un cuoco provetto o non avevi una qualche conoscenza in merito, ai voglia a farla e rifarla, a grumi, a frittatina o ancora peggio, liquida veniva. Eppure sono “solo” 4/5 ingredienti: uovo, formaggio, guanciale, pepe nero e pasta cotta, che sciorinati così potrebbero diventare tutto o niente.

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La lagana e i ceci

La lagana è una tipica pasta del sud Italia realizzata con semola di grano duro e acqua q.b., impastata, stesa e tagliata a mano e quindi cucinata, unita alla zuppa di ceci, amalgamata e lasciata a tirare il brodo. La caratteristica delle lagane è il legarsi ai ceci per creare una vellutata mantecatura in assenza di burro, sfruttando l’amido della semola, l’olio della cottura e le proteine del legume.

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Stecco di bieta e quinoa d’asporto

L’aria di primavera, le passeggiate nei campi e il rigoglio dell’orto ispirano una preparazione adatta all’asporto e al cestino della bicicletta. La bieta ripiena di quinoa e cous cous è ideale per fare una pausa, rifocillarsi, avere un pieno di energia e gustare uno spuntino completo a portata di stecco. La foglia di bieta farcita è una ricetta nota da cinquemila anni, la specie selvatica Beta maritima era diffusa lungo il bacino del Mediterraneo e ne veniva utilizzata solo la foglia. Dalla Roma imperiale in poi si sviluppa un tipo somigliante alla bietola rossa e successivamente tramite il continuo lavoro dell’uomo, si arrivò alla Beta vulgaris e cioè alla comune bietola da costa. Sia la bieta che la quinoa appartengono alla famiglia delle Chenopodiaceae, ricche di vitamine, sali minerali e fibre che, unite al cous cous danno un apporto proteico completo, a supporto della pedalata affinché sia spensierata.

Con cautela, affinché le foglie di bietola restino intere, sbianchirle velocemente in acqua bollente per mantenerle di colore verde brillante. Creare una farcia con cous cous di semola, aromatizzato all’alloro e cannella, e con quinoa al profumo di limone a zeste, aggiungere sale integrale e pepe nero. Racchiudere il composto nelle foglie di bieta, unire lo spiedino e ripassarle in padella. Si avrà l’esterno croccante e morbido il ripieno. A completare il cestino e la freschezza dello stecco ci sarà la birra, in questo caso Anime del Birrificio De Alchemia. Tutto è pronto. Allora partenza e via!

Anime del Birrificio De Alchemia

Anime è una birra del birrificio De Alchemia di Saracena (CS).
Il nome, come mi spiegano i fratelli Gagliardi, Biagio e Guido, soci del birrificio, trae ispirazione dall’idea di due anime molto diverse tra loro, quella del malto e quella del luppolo, che trovano un equilibrio profondo nel bicchiere.
Birra che strizza l’occhio al Belgio, con circa 6 gradi alcolici, si presenta con un bell’ambrato vivace, invitante e molto limpida nel bicchiere.
Schiuma abbondante, pannosa, fine, di un colore bianco avorio, persistente.
Al naso, dolce, di frutta, banana, mango, nota fresca e speziata.
In bocca equilibrata, corpo snello. Una bevuta piacevole, data da una dosata acidità che fa il primo lavoro di pulizia in bocca, seguita da un gentile finale amaro che ti fa dire “ah però!”.
Potrete trovare la birra De Alchimia anche al DanyBar, vicino la stazione centrale di Milano, di proprietà di Marco Giangreco, socio anche lui del birrificio.

Nel piatto invece stecchi di bieta e quinoa d’asporto, con una bella nota vegetale, sostenuta dal caldo aroma della quinoa irrubustita dal pepe nero.
In bocca, dolce a chiudere con un ritorno dello speziato e dell’erbaceo. Struttura piena, calda e avvolgente.

L’abbinamento si bilancia in struttura e aroma. Si completano e si cercano, in uno yo-yo cibo-birra che ti fa fare a gara tra cosa finisce prima, se lo stecco o il bicchiere.

Un carciofo ripieno a metà.

Più e più volte ho provato da piccola a mangiare i carciofi, ma li detestavo. Al contempo però, solo in un modo, e solo il ripieno mi è sempre piaciuto, con l’unico scopo di avere quell’unica e piacevole sensazione, nel sorseggiare acqua dopo un piccolo boccone, e assaporare ogni volta con sorpresa uno spiccato gusto di liquirizia, e diventava il gioco. Delle brattee più esterne, dove si trovano molliche di ripieno sapientemente infilato tra esse per esaltarne il sapore, si arriva sfogliandolo al centro, in cui si cela la farcia più succulenta e filante e per me il carciofo, assiepato in teglia uno con l’altro nella sua forma a rosa, serviva solo come cestino, da contenitore per questa. Continue “Un carciofo ripieno a metà.”

Sanguinella di riso Nerone

Se arancina o arancino è uno storico distinguo di genere che mi lascio alle spalle. A larghe linee, e semplificando, si può dire che: al femminile è in uso a Palermo per via della forma tonda, a simboleggiare le arance ed è realizzata al sugo con il ragù, piselli e formaggio, al maschile è in uso a Catania per via della forma a cono, a simboleggiare il vulcano, l’Etna, ed è realizzato al burro con lo zafferano, formaggio e prosciutto. In ogni caso, in Sicilia, se ne producono e consumano a migliaia in ogni dove, orientale o occidentale dell’isola che sia, senza stare troppo a sottolineare luogo, forma e farcia, soprattutto nei giorni che ricorrono la festa di Santa Lucia, ogni anno il 13 dicembre. Continue “Sanguinella di riso Nerone”

‘Nghiambara, che passione.

Le ultime cipolle di Tropea dell’estate, resistono e germogliano nella scatola sul balcone. Le metto a dimora nella terra e si completeranno scalogni o le cucino quasi scalogni e saranno nei piatti? Delle due strade, ne scelgo sicuramente una: la ‘nghiambara, un ricordo d’estate. E sì, perché questa estate, di ‘nghiambare ce ne sono volute proprio tante: dalle giornate in montagna, al ferragosto in piscina, al mare per i falò e tante e quante altre. Continue “‘Nghiambara, che passione.”