Una Birra Bionda che riscrive la ricetta della Golden Ale

Articolo uscito il 27 febbraio 2017 a firma di Giuseppe Salvatore Grosso Ciponte su Cronache delle Calabrie.

L’Inghilterra non smette mai di stupirci, campioni incontrastati della bevuta lenta di birre ad alta fermentazione, dove la bassa fermentazione, nelle artigianali, è quasi un’eresia.

Patria di vecchi e nuovi stili, di variazioni sul tema, di nascita di birre per esigenze di mercato o, a volte, per contrastare quelle d’oltremanica. Continue “Una Birra Bionda che riscrive la ricetta della Golden Ale”

Dal Pollino allo Jonio.
Tutti i profumi della Welcome to Sybaris

Articolo uscito il 20 febbraio 2017 a firma di Giuseppe Salvatore Grosso Ciponte su Cronache delle Calabrie.

Saracena è un piccolo paese della provincia di Cosenza, ai piedi del Pollino. Famoso, per gli amanti del vino, per il Moscato di Saracena, vino preferito da Papa Pio VI. Oggi questo piccolo centro vanta anche un birrificio artigianale, il Birrificio De Alchemia, arroccato in cima al paese, dal quale si gode un invidiabile panorama e dove si produce birra in una ex conceria di famiglia di tre piani alimentato da un impianto solare termico.

Guido, il fratello minore, è il birraio. Ad affiancarlo quotidianamente Biagio che si occupa degli aspetti economici e commerciali dell’azienda. Entrambi vissuti a Milano per studio, è lì che conoscono quello che diventerà il terzo socio, Marco Giangreco.

Ma la loro opera non si è fermata al birrificio. Intorno stanno costruendoci e materializzando idee che spumeggiano nelle loro teste. Prima su tutte un luogo dedicato ad eventi birrari e non solo, “De Alchemia. Birra ed altri rimedi”, dove si organizzano anche incontri d’arte e concerti. Un avamposto  birrario, un’oasi per gli amanti della birra artigianale, al momento aperto solo per eventi, speriamo diventi presto un luogo vissuto quotidianamente, una stazione di sosta che meriterebbe un fuoripista, qualche chilometro di viaggio, per trascorrere un pò di tempo bevendo e parlando delle loro birre. Argomentando su come la Schizophrenic, una Pale Ale, prenda il nome dal fatto che ogni sua produzione subisca una luppolatura diversa che la rende sempre unica nel profilo aromatico. Della Anime, una Belgian Ale beverina e fruttata. O la Cuore di Tenebra, Cascadian Dark Ale, scura, nocciolata, che dà il meglio accostata a dolci con frutta secca, ma anche con una manciata di noci pecan o di macadamia in mano. Oppure la Ma Boheme, Pils appagante e di lunghe bevute.

Ed è osservando dal loro birrificio il mare in lontananza, lo Jonio, superando con lo sguardo la piana fino ad arrivare a Sibari, che a Guido sarà venuto in mente di racchiudere questo bellissimo colpo d’occhio in una bottiglia di birra. Pensando ad un viaggio che, partendo da Saracena, ci conduce nelle risaie della piana, con una puntatina a Rocca Imperiale per i suoi Limoni IGP, fino ad un tuffo nello Jonio per un sapido ristoro. Un paniere di benvenuto per chi arriva a Sibari, una città ricca di secoli di storia e uno dei più importanti centri della Magna Grecia.

Tutto questo è Welcome to Sybaris, una birra da 4.9 gradi alcolici in stile Saison che bilancia la sua secchezza, data anche dal riso, con il sale, che accentua le sue note rinfrescanti con il limone. Una bevuta poco convenzionale, che lascia traccia in bocca anche dopo molti minuti dall’ultimo sorso. Birra scorrevole, spiazzante che si fa capire dopo qualche sorso, come una bella canzone che ha bisogno di qualche ascolto in più, di qualche assaggio in più per farsi comprendere appieno e lasciarci più che soddisfatti. Il naso è speziato e leggermente agrumato, una bella freschezza che non stanca. Assolutamente non invadente la scorza di limone usata a fine bollitura. Il riso è sia il Carnaroli che il Gange, ed è quest’ultimo a dare quella aromaticità tipica, molto delicata al naso, ma che esplode in bocca con note di crosta di pane e di floreale. A completare l’opera un’etichetta d’autore realizzata dal maestro Francesco Gagliardi, una sintesi di secoli di storia, un mondo racchiuso in pochi centimetri quadrati che, come una cartolina, ci porta attraverso il tempo e lo spazio. “Un racconto…una partenza..un viaggio…un sogno…un flusso che tocca la bellezza…accarezza le stelle, si inchina al mare e bacia la luna… Perché il sud è colore!” racconta l’autore.

Ancora una volta ritorna il terroir, il radicare le proprie esperienze al territorio, in un prodotto giovane per la nostra regione, la birra, che ci dà sempre più soddisfazioni, che ci dà l’occasione di parlare di storia e cultura. Regalare una birra come la Welcome to Sybaris è un po’ come mandare una cartolina dalle vacanze, un souvenir da gustare, la cui bottiglia è da conservare.

Saluti dalla Calabria!

 

Lager, ma di carattere.
Si chiama Cananèa la doppelbock calabrese

Articolo uscito il 13 febbraio 2017 a firma di Giuseppe Salvatore Grosso Ciponte su Cronache delle Calabrie. (errata corrige: la doppelbock è la Cananèa)

I grandi progressi nel mondo brassicolo si devono per la maggior parte ai monaci. La birra, inizialmente prodotta al solo scopo interno e per essere offerta a mendicanti e ospiti, divenne presto una merce preziosa e  di guadagno per il sostentamento dei monasteri. Il vero salto di qualità della bevanda si ebbe nel Medioevo. Il monastero divenne, oltre ad un luogo di culto, un laboratorio dove si sperimentavano le ricette più svariate allo scopo di ottenere una birra sempre più buona ed apprezzata. E’ italiana, di Montecassino, la prima abbazia che iniziò a produrre birra. L’esigenza probabilmente si manifestò durante i lunghi periodi di digiuno. Bere birra non significava interrompere la regola di San Benedetto e forniva un buon apporto calorico. L’ingrediente che trasformò le birre del passato in quelle che conosciamo noi oggi è il luppolo, pianta rampicante infestante. Si intuì che ritardasse l’invecchiamento delle birre e se ne ebbe certezza con le sperimentazioni empiriche di Suor Hildegard von Bingen che ne dimostrò le proprietà antisettiche e antibatteriche. Anche i calabresi vantano un ruolo importante nel mondo brassicolo. Sono calabresi i monaci che fondarono nel 1070 l’abbazia di Orval, in Belgio, che oggi produce una delle birre più famose al mondo. Furono invece i minimi di San Francesco di Paola a fondare nel 1634 il birrificio Paulaner, in Germania, e loro è la prima ricetta prodotta, la Salvator, anch’essa molto famosa; una birra in stile doppelbock, lager di alta gradazione alcolica, complessa nel gusto e con prevalenti note maltate. E’ sono dei monaci trappisti le birre ancora oggi fra le più apprezzate dai consumatori sia esperti che occasionali. Birre spesso con un buon tenore alcolico e di grande complessità olfattiva, con una suadente nota fruttata e una persistenza aromatica importante.

E’ grazie a tutto questo, che oggi, a San Nicola, frazione di Montalto, un piccolo birrificio calabrese produce la birra inventata dai monaci francescani di Paola, la dopppelbock appunto. Lo stile della bassa fermentazione tedesca è un punto di riferimento per i soci del birrificio che hanno voluto omaggiare il loro paese utilizzando il suo antico nome, Aufugum. E non manca il riferimento ad una delle opere liriche più popolari, Pagliacci, originariamente intitolata Pagliaccio, di Ruggero Leoncavallo, che prende spunto da una storia vera, accaduta quando l’autore da ragazzo visse per un breve periodo nel paese calabrese: il logo del birrificio è il viso di un clown.

A fare gli onori di casa Aufugum è Gigi Catanzaro, ingegnere di professione, appassionato da anni di birra, che riesce, con altri due soci, anche loro homebrewer, nell’intento di aprire nel proprio paese un birrificio. Le loro prime due birre portano la firma di uno stile ben definito, quello del mondo tedesco. Una special lager, la Trisòria, e una doppelbock, la Cananèa, che gli permettono di farsi conoscere sul mercato e che gli danno l’opportunità di avere la forza di aumentare le referenze con altre due birre, questa volta di stampo inglese, una Strong Ale, la Iurànda, e una IPA, la Pirréra.

Ma la birra di cui vogliamo parlare è la birra dallo stile dei monaci conterranei, la ‘nostra’ doppelbock, la Cananèa. Birra dal colore ambrato carico, limpida e dalla bevuta vellutata. Al naso note maltate come sottofondo e sentori nocciolati che in bocca danno tenui sensazioni di torrone, caramello. I suoi 7.7 gradi alcolici sono poco percepiti e consentono una bevuta più agevole.

Un cortocircuito fra la Calabria e la Germania grazie anche alle tecnologie che oggi ci permettono di ‘imitare’ produzioni birrarie che fino a non molti decenni fa erano impossibili da eguagliare. Un tempo lo stile della birra era dettata dalla tipologia di acqua che si aveva nel sottosuolo. La composizione ne influenza significativamente i processi produttivi. Oggi invece questo limite è superato ed è possibile condizionarla in funzione delle nostre necessità grazie a strumenti come filtri ad osmosi, per esempio. Quindi, non solo in Calabria, è stato possibile cimentarsi in stili e sperimentazioni che hanno dato agli italiani la possibilità di farsi conoscere ed essere apprezzati anche all’estero in termini di qualità ed estro.

Prosit!

Un pub walk per Londra.
Così si gustano insieme birre e monumenti

 

Articolo uscito il 6 febbraio 2017 a firma di Giuseppe Salvatore Grosso Ciponte su Cronache delle Calabrie.

Fra gli sport preferiti dagli Inglesi ce n’è uno molto apprezzato anche dagli stranieri: il pub crawl. Sport estremo che consiste nel visitare, in una serata, un numero non ben precisato di pub. Per chi invece fa il turista, con molto tempo a disposizione, è possibile dilatare il tour nell’arco di una giornata, trasformandolo in un pub walk. Concedendosi, oltre ad una bevuta, una passeggiata per le vie di Londra. Il CAMRA, Compaign For Real Ale, associazione con oltre quarant’anni di vita, che ha come unico obiettivo difendere la birra artigianale Inglese, la Real Ale, redige una guida alla visita dei migliori pub di Londra: Camra’s London Pub Walks, scritta da Bob Steel. È possibile scegliere fra trenta percorsi  che permettono di visitare, in totale, più di 200 pub. Ogni itinerario propone luoghi dove si può bere almeno una Real Ale, permettendo al visitatore di conoscere la parte migliore del mondo brassicolo inglese, ma anche visitando posti suggestivi come Trafalgar Square, Big Ben, Fleet Street, Greenwich. Nell’introduzione alla guida si riflette su quanto sia migliorato il bere bene in città, dove fino a dieci anni prima non si riusciva facilmente a trovare una buona pinta. Tutto questo lo si deve principalmente ai microbirrifici, nati negli ultimi anni, che hanno dato nuova linfa. Ma anche ad una trasformazione dei pub, che da locali dove era possibile unicamente bere, sono diventati posti di ritrovo intorno ad un tavolo per mangiare. Continue “Un pub walk per Londra.
Così si gustano insieme birre e monumenti”

L’incontro fatale con le birre belghe porta Marco a Bristol

Articolo uscito il 23 gennaio 2017 a firma di Giuseppe Salvatore Grosso Ciponte su Cronache delle Calabrie.

Questa è la prima parte di un diario di viaggio. Pochi giorni, ma intensi, trascorsi in Inghilterra. Alla scoperta di pub e birrifici sia importanti che promettenti. L’occasione di un gruppo di amici, accomunati dalla passione per la birra artigianale, di dare ancora più senso a tante bevute, letture e racconti. Tutto ruota, da un po’ di tempo a questa parte, intorno a Beerstream, associazione culturale di Cosenza che conta oltre 150 associati e che organizza da due anni incontri, quasi a cadenza settimanale, che vertono su visite di birrifici, degustazioni e corsi per homebrewer. L’inghilterra è una tappa obbligata per chi ama la birra. Non si può non visitare la terra del pub. Un luogo che esiste da prima della nascita di Cristo. In principio fu l’invasione romana, poi la costruzione di villaggi, le vie di comunicazione e le prime taverne che dissetavano, soprattutto con il vino, i legionari di passaggio. Molti di questi luoghi di rifocillamento vennero rilevati dai birrifici  locali, scalzando ogni altra bevanda, diventando  alehouse, beerhouse, public house, pub. Continue “L’incontro fatale con le birre belghe porta Marco a Bristol”

L’equilibrio secondo Limen

Articolo uscito il 23 gennaio 2017 a firma di Giuseppe Salvatore Grosso Ciponte su Cronache delle Calabrie.

Il Passo della Limina è una via di comunicazione importante in Calabria. Oltre a separare l’Aspromonte dalle Serre, unisce lo Jonio al Tirreno.  Il Sentiero dei Greci, che consentiva di raggiungere da Locri i centri più importanti come l’attuale Vibo Valentia e Rosarno, passava proprio da questo passo. Ed è facendo due passi dal Tirreno, da Plaesano, frazione di Feroleto della Chiesa, che Nicola Ferrentino incontra sullo Jonio, a Siderno, Angela Alfieri, ora sua moglie e socia in affari di Limen Brewery, il birrificio che prende il nome proprio da quel passo di montagna antico.

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La Whitelady di Gladium un piacere che riconosci dalla bevuta dissetante

Articolo uscito il 16 gennaio 2017 a firma di Giuseppe Salvatore Grosso Ciponte su Cronache delle Calabrie.

Un bicchiere di birra ha sempre qualcosa da raccontare. Basta prestargli attenzione. Assaporarne i suoi tantissimi secoli di storia. Come quando si beve una weizenbier, la birra di frumento tedesca, la “non filtrata” per eccellenza, quella che tutti conosciamo, che abbiamo assaggiato almeno una volta nella vita. Il suo potrebbe essere il racconto di quando la produzione fu concessa alla sola famiglia al potere in Baviera nel 1516, quando Guglielmo IV promulgò il Reinheitsgebot, l’Editto di Purezza, che obbligava al solo utilizzo, come ingredienti, di acqua, malto d’orzo e luppolo (all’epoca non si sapeva cosa fosse il lievito). Continue “La Whitelady di Gladium un piacere che riconosci dalla bevuta dissetante”

Il profumo della Canapa per impreziosire una Saison

Articolo uscito il 7 gennaio 2017 a firma di Giuseppe Salvatore Grosso Ciponte su Cronache delle Calabrie.

Anche in Calabria, sulle cartine tematiche, troviamo bandierine spumeggianti ad indicare luoghi dove si produce birra. E dietro ad ogni bandierina troviamo birrai, con la loro storia e le loro esperienze. Continue “Il profumo della Canapa per impreziosire una Saison”

La carta delle birre Calabresi

Articolo uscito il 2 gennaio 2017 a firma di Giuseppe Salvatore Grosso Ciponte su Cronache delle Calabrie.

Ancora oggi è inusuale che un ristoratore abbia, insieme alla carta dei vini, la carta delle birre. A casa non siamo abituati a pensare ad una buona bottiglia di birra da offrire ai nostri ospiti a cena. Ma le cose stanno cambiando, il panorama si sta arricchendo. Un ‘nuovo’ prodotto sta facendo capolino ad ogni angolo delle nostre tavole. Capita che qualche commensale sfoggi, davanti al suo piatto, un bicchiere di birra ‘diversa’, che non siamo abituati a vedere pubblicizzata su canali televisivi, giornali, supermercati e affini. Si tratta di birra ar-ti-gia-na-le. Si, artigianale. Continue “La carta delle birre Calabresi”

Scires BRQ di Birrificio Italiano

La Scires BRQ di Birrificio Italiano, birra barricata e blendata su due annate (2013 e 2014), rappresenta l’ennesima confort zone per chi ama bere di qualità e diverso. Birra decisamente classificabile sour, con un occhio verso il Lambic, per la botte, e un occhio alle Flemish per il suo acido lattico e leggera dolcezza che danno l’immancabile altalena agrodolce  che garantisce grandissime bevute. La birra fa legno e lo si sente subito al naso: vinosa, acida di yougurt, ciliegie (aggiunte circa al 25% alla birra in maturazione), e poi arriva carruba, e di nuovo legno un po’ dalla barrique e un po’ dai bretta. Continue “Scires BRQ di Birrificio Italiano”